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The Italian Chamber of Commerce and Industry for the UK

Sarebbe facile comporre una pagina di introduzione genericamente apologetica e celebrativa, per marcare i centotrent’anni di attività della Camera di Commercio italiana nel Regno Unito. Come ambasciatore pro tempore, potrei dare voce anche a tutti i miei predecessori nel descrivere come l’ultracentenaria attività della Camera abbia giovato alle relazioni economico-commerciali bilaterali. Avrei anche il privilegio di confermare questo giudizio potendo testimoniare dell’operato della Camera in due momenti diversi della mia carriera, avendo servito a Londra sia a cavallo degli anni Duemila che in questi ultimi.

Ma la mia ambizione è diversa. Molto più simile allo spirito che ha sempre improntato l’attività della Camera di Commercio italiana nel Regno Unito. È l’ambizione di sintetizzare in queste righe introduttive non solo l’evoluzione di una dinamica comunità imprenditoriale e la sua influenza sui rapporti tra Italia e Regno Unito, ma la sua volontà di essere sempre al passo con i tempi. Anzi, spesso di anticiparli.

Se devo pensare a una caratteristica della Camera di Commercio italiana nel Regno Unito, è proprio questa capacità di anticipare e interpretare i tempi che viene per prima alla mia mente. Una caratteristica connaturata a una associazione che raccoglie imprenditori italiani e britannici chiamati giornalmente a misurarsi con il mercato e le sue sfide. Ma declinata con una convinzione e una coerenza che sono diventate la cifra distintiva di questa Camera.

Merito del contesto, certo. Londra e il Regno Unito offrono una dinamicità particolare: una propensione all’avanguardia, alla continua sfida, alla intrinseca capacità di cogliere opportunità che raramente trova uguali nel resto del mondo. Merito dell’imprenditoria italiana in questo Paese, anche. Una imprenditoria che incarna al meglio le qualità distintive del made in Italy, che sa interagire straordinariamente bene con le controparti britanniche e globali che operano in questo mercato e che associa i suoi successi a quelli della Camera.

Merito della leadership della Camera, soprattutto. Una leadership che, proprio nella continuità di visione e nella lungimiranza del presidente Leonardo Simonelli Santi e di tutto il Consiglio direttivo, non ha mai smesso di puntare sui giovani e non sugli “esperti”, sull’innovazione e non sulla tradizione, sui settori inesplorati del business e non sulle nicchie consolidate, sulle sfide da affrontare e non sugli allori, sul gioco di squadra e non sull’individualismo.

Una formula vincente. Che ha consentito a questa istituzione di rendersi sempre testimone e protagonista dell’eccellenza nelle relazioni bilaterali. Di interpretare le necessità del business nelle due direzioni e di assecondarne quei flussi e quei cicli che, nel bene e nel male, hanno contraddistinto i rapporti economici di due Paesi industrialmente maturi come Italia e Regno Unito.

Ora più che mai questo spirito di flessibilità e apertura mentale è richiesto dagli incerti tempi che seguono il voto per la Brexit. Il Regno Unito non dovrà semplicemente trovare il miglior accordo possibile con l’ue, ma riconfigurare la propria economia e individuare un nuovo paradigma produttivo: un vero e proprio national project a cui partner economici importanti come l’Italia dovranno contribuire, per consolidare una integrazione economica che è parte sostanziale di quella globalizzazione che nessun referendum può invertire. Alle Camere di Commercio, sia nazionali che bilaterali, sarà richiesto uno sforzo aggiuntivo di rappresentatività, tutela degli interessi dei propri membri, ma anche di lucida analisi e lungimirante lobbying.

A questa istituzione, quindi, che lavora con il prestigio e l’esperienza di una blue chip ma con l’umiltà, lo spirito di squadra e la voglia di emergere di una start-up, formulo ora più che mai i migliori auguri per centotrent’anni di successi e per centotrent’anni ancora. Ai lettori di questo volume, formulo invece l’appello a leggere queste pagine non per trovarvi la celebrazione di una storia passata, ma l’ispirazione e lo stimolo a mettersi sempre in gioco, come fa da centotrent’anni a questa parte la Camera di Commercio italiana nel Regno Unito.

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Pasquale Q. Terracciano

Ambasciatore d’Italia a Londra

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